Welcome to Budapest cuore dell'Ungheria
Anche a causa del clima di incertezza creatosi all’interno del blocco sovietico in seguito alla sfida mossa dalla Polonia all'egemonia di Mosca (vedi Polonia: Il ritorno di Gomulka), opposizione politica e malcontento popolare trovarono spazi di espressione mai avuti prima. Nel luglio del 1956 Rákosi venne nuovamente costretto ad abbandonare il governo. Un crescendo di manifestazioni studentesche e operaie espresse appoggio ai lavoratori polacchi di Poznan. Il 23 ottobre un’imponente manifestazione attraversò le strade di Budapest, chiedendo il ritorno di Nagy alla guida del paese: ebbe così inizio la rivoluzione ungherese (o, nella vulgata di regime, i “fatti d’Ungheria”), destinata a consumarsi in pochi giorni in un crescendo di tensione e violenza. Il governo comunista, ormai incapace di controllare la situazione, chiese l'intervento delle truppe sovietiche, disintegrandosi subito dopo. Il 28 Nagy assunse la guida del governo, mentre János Kádár, un nazionalista già imprigionato per le sue critiche al regime, assumeva quella del partito, ribattezzato il 1° novembre con il nome di Partito socialista operaio ungherese. Il 4 novembre, fallito ogni tentativo di mediazione, le truppe sovietiche entrarono a Budapest, reprimendo nel sangue la rivolta. L'intervento armato sovietico provocò migliaia di morti e una fuga di circa 200.000 persone dal paese. Imre Nagy, rapito e portato in Romania, fu condannato a morte e giustiziato nel 1958 dopo un processo a porte chiuse.

 

 

 

 

 

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